OUTDOOR PARCO DELL’ANTOLA TREKKING  VALBREVENNA SENAREGA

Liguria,  PROVINCIA DI GENOVA CASTAGNETI VALLE SCRIVIA CHIAPPA Piancassina

 

Valle laterale destra dell’alto bacino del torrente Scrivia, la Valbrevenna, grazie al suo isolamento stradale, conserva ancora oggi innumerevoli tracce dell’antica civiltà contadina.

Questo è un itinerario dai forti contenuti culturali, come è evidenziato dai seccherecci e carbonine, dai Casoni di Lomà e di Giuan, e i villaggi semiabbandonati di Lagazzuoli e Piancassina, veri musei all’aperto dell’architettura popolare.


Descrizione

Chiappa può essere raggiunta a piedi lungo un sentiero che inizia a fondovalle, 400 metri prima di Senarega, oppure con l’automobile, parcheggiando nell’ampio piazzale che si trova poco prima dell’ingresso nel paese.


Per ricevere gratuitamente la descrizione completa del percorso scrivi a enrico.bottino@libero.it specificando il nome dell’itinerario. E’ possibile richiederne 3 al mese.


Dopo le prime case, s’imbocca il sentiero (croce gialla) che sale inizialmente tra fasce coltivate.

Guadagnando quota i terrazzamenti abbandonati ospitano rose canine e prugnoli selvatici. Il faticoso ed assolato tratto iniziale converge nel sottobosco di carpini, si oltrepassa la Cappelletta NS di Sacro Cuore (1115 m), con bella vista sulla testata della valle da dove nasce il rio dell’Orso, affluente del Brevenna. Terrazzamenti megalitici avvertono della vicinanza dei Casoni di Lomà e poco più sopra di quelli di Giuàn, case per l’alpeggio nei quali la famiglia contadina si trasferiva nel periodo estivo per la raccolta del fieno e per accudire ai prodotti della stalla.

Rientrati nel bosco di carpini, roveri, roverelle, cerri, maggiociondoli, è visibile una “carbunea”: in queste piazzole pianeggianti veniva prodotto il carbone di legna. Il carpino, riconoscibile dalla corteccia liscia con un lieve ma fitto intreccio di nervature chiaroscuro, è testimone dell’abbandono degli antichi mestieri del carbonaio e del contadino; insieme al frassino si sta infatti impadronendo delle “scabbie”, boschi di legna forte, una volta utilizzati per produrre carbone vegetale.

In prossimità di un faggio secolare il sentiero si inserisce su una strada tortuosa che prende quota attraverso verdi prati, ma la mulattiera va affrontata in discesa verso Lavazzuoli (segnavia FIE tre pallini gialli). Il sentiero che guadagna quota (segnavia FIE croce gialla), conduce al monte Antola, punto altimetrico massimo del Parco (l’aumento di quota, inizia a dare spazio alle grandi consociazioni di faggio e a prati che ospitano ginepri, rose canine, biancospini, sorbi montani e lamponi).

La mulattiera che scende verso Lavazzuoi è ripida ma lastricata, serviva a rendere agevole, soprattutto nei mesi invernali, gli spostamenti sia a piedi che a dorso di mulo. Lungo l’antica via s’incontrano i “casoni”, costruzioni con l’ossatura completamente in legno e il tetto, un tempo in paglia, ormai scomparso. Qui segnaliamo la presenza di un agriturismo (ristorazione e pernotto). Proseguendo in discesa si arriva a Piancassina (1035 m), dove le case sono costruite rigorosamente in pietra locale (marna dell’Antola).

A questo punto il sentiero indicato dal segnavia FIE cerchio giallo barrato dirige verso Chiappa, punto di partenza dell’itinerario; l’itinerario, superata la locanda Rifugio Sandro, si sviluppa a mezza costa, tra terrazzamenti, tratti “pensili”e arbusti, eredi di incendi passati. Anche il carpino nero, il frassino minore, l’acero di monte e la roverella vegetano su questo terreno fortemente acido. Una bella cascatella e l’ennesima cappelletta votiva preannunziano la fine dell’escursione.

Nel caso l’auto sia stata parcheggiata a Senarega, si può raggiungere il borgo grazie ad una sterrata che dalla Chiesa di N. S. della Guardia di Piancassina scende a fondovalle (cerchio barrato giallo). La viuzza porta ad una fonte che scende a destra – rasentando le tipiche case costruite con marna dell’Antola, pietra locale – innestandosi poi sulla strada asfaltata. Dopo 700 metri, oltrepassate le case di Roiale (fonte), a sinistra si distacca una bella mulattiera lastricata che perde quota fino a rio dell’Orso, immissario del Brevenna, che si segue sulla sponda idrografica sinistra (ponte). Attenzione: questo percorso è stato fatto dall’autore quindici anni fa, potrebbe non essere più praticabile.


Testo e Foto © Enrico Bottino

trekking Valbrevenna: l’anello di Chiappa

TREKKING IN LIGURIA

PROVINCIA: GENOVA

AMBITO TERRITORIALE: VALBREVENNA

LOCALITA’ DI PARTENZA: Chiappa (900 m)

LOCALITA’ DI ARRIVO: Chiappa (900 m)

SEGNAVIA: FIE


MAPPA

DIFFICOLTÀ:  E

DISLIVELLO: + - 300 metri

TEMPO DI PERCORRENZA:  4.30 ore

PERIODO CONSIGLIATO:  autunno

CARTOGRAFIA Edizione del Magistero – GE nr 6 scala 1:25.000

Escursione Anello di Chiappa

Copyright 2010 © Creatività Enrico Bottino - Tutti i diritti riservati - All rights reserved

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COME ARRIVARE 

Autostrada A 7, uscita Busalla, si prosegue sulla SS226 che supera Savignone e Casella; ad Avosso si prende la SP. 11 risalendo la Valbrevenna. Si lascia sulla destra Senarega e poco dopo si seguono le indicazioni per località Chiappa.

IN VETRINA: VALBREVENNA

Valle laterale destra dell’alto bacino del torrente Scrivia, la Val Brevenna conserva ancora oggi innumerevoli tracce dell’antica civiltà della castagna, frutto del bosco che costituiva un tempo il fondamento dell’alimentazione delle popolazioni contadine dell’entroterra genovese. Purtroppo dei dodici mulini costruiti all’inizio del secolo, restano a malapena i ruderi. Sopravvivono però gli imponenti terrazzamenti, i seccherecci, i casoni e gli immensi boschi di castagno attraversati dagli itinerari che si snodano nel territorio del Parco Regionale dell’Antola. Altra testimonianza della tramontata civiltà contadina sono i segni della devozione religiosa. Fra queste una delle più importanti è l’affascinante Santuario della Madonna dell’Acqua, legato a un fatto miracoloso avvenuto durante la pestilenza del 1584. Relegata alla testata della valle, si trova invece la Sezione Etnologica dedicata alla “bottega del contadino”, un museo custodito nel borgo medievale di Senarega, dove il tempo sembra essersi fermato: oltre un orrido si giunge nella piazzetta del paese, qui le antiche abitazioni conservano tracce delle botteghe e delle officine del maniscalco e del fabbro. I muri delle case seguono la strada lastricata fino al sagrato della settecentesca chiesa parrocchiale, al Castello feudale (recentemente restaurato) e al Palazzo dei Fieschi.


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