LIGURIA OUTDOOR

 

11 ITINERARI PER CAMMINARE IN AUTUNNO

VALLE D’AVETO

L’ANELLO DEL MONTE PENNA

Il monte Penna è una vetta rocciosa, di forma acuta e prominente, posta a cavallo delle valli Aveto e Taro, che si raggiunge salendo dal suo contrafforte occidentale, attraverso una faggeta particolarmente affascinante nel periodo autunnale.


L’ANELLO DEL MONTE RAMACETO

Il Monte Ramaceto grazie a potenti strati d’arenaria uniformemente inclinati, ha una struttura geomorfologica molto simile a quella del Monte Zatta. Il versante nord è avvolto dalla splendida faggeta del Liciorno, mentre il lato marittimo precipita sulla Val Cichero con un pendio ripidissimo che forma uno spettacolare anfiteatro.


L’ANELLO DEL MONTE AIONA

Selve secolari di faggio e di abete bianco rivestono le pendici del monte Aiona

e fanno da cornice a spazi lacustri e laghetti alpestri (almeno una quindicina) originatesi 20.000 anni fa dall’azione modellatrice dell’ultima glaciazione.


ALTA VALLE SCRIVIA

IL SENTIERO DEI CASTELLANI

In Valle Vobbia si può scorgere un capolavoro di architettura castellana ligure: il castello della Pietra. Il sentiero dai forti contenuti storici e culturali, come è evidenziato dalle carbonine e dai seccherecci che si incontrano lungo l’itinerario, inizia a poche centinaia di metri da Vobbia.


VALLE SCRIVIA – IL MONTE REALE

L’itinerario si sviluppa all’ombra dei castagneti dove il frutto rappresentava una voce importante dell’economia contadina. Documenti del ’500 rinvenuti nei comuni di Fiaccone e Busalla stabilivano regole per l’innesto di castagni selvatici e la cura dei boschi.


LA VAL PENTEMINA

Le abitazioni di Pentema, strette attorno all’enorme chiesa, sono rimaste in totale isolamento fino a pochi decenni fa, tanto che ora rappresenta uno dei centri storici più tipici dell’intera Provincia di Genova.


VALBREVENNA: ANELLO DI SENAREGA

Valle laterale destra dell’alto bacino del torrente Scrivia, la Valbrevenna

grazie al suo isolamento stradale, conserva ancora oggi innumerevoli tracce dell’antica civiltà della castagna. Purtroppo dei 12 mulini costruiti all’inizio del secolo, restano a malapena i ruderi; resiste però inalterato il fascino dei megalitici terrazzamenti, dei seccherecci, dei casoni, dei castagneti che si scoprono lungo itinerari che si sviluppano nell’ambiente naturale dell’Antola.


VALLE SCRIVIA – DA CAPRILE AL MONTE ANTOLA

Parco dell’Antola è attraversato da storiche mulattiere che mettevano in comunicazione la pianura e il mare; oggi come “ieri” l’antico nodo viario valica

lo spartiacque che unisce la valle Scrivia, la val Trebbia e la val Bormida.


ALTA VALLE TREBBIA

MONTE GIRIFALCO E MONTE ROCCA BRUNA

Dalle case di Fontanigorda una strada conduce al suggestivo Bosco delle Fate,

un castagneto da frutto dove il suolo è tormentato da strani massi di conglomerato affioranti. Meta finale, il panorama mozzafiato dalla cima del monte Rocca Bruna


ALTURE DI GENOVA

IL FORTE GEREMIA

Una enorme ruota saldata ad un antico mulino conferisce il nome alla frazione di Masone, in valle Stura, da dove ha inizio l’itinerario che nella penombra dei boschi della Valle Stura sale sulla dipluviale tirrenico-padana, verso il Bric Geremia e al forte omonimo del XIX secolo.


ALTURE DI SANREMO

IL PARCO DI SAN ROMOLO

Il Parco Naturale San Romolo Monte Bignone è meta di piacevoli scampagnate, in un’area protetta di 700 ettari dove boschi di castagno sono attraversati da sentieri da percorrere a piedi e in mountain bike; uno di questi è un itinerario didattico-forestale corredato da tabelle che illustrano le diverse essenze arboree presenti.


“I boschi sono custodi di riti

e consuetudini che sopravvivono

all’incalzare del tempo”

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CAMMINARE D’AUTUNNO,

Escursionismo, funghi e castagne


Ora diritte, ora contorte, le antiche fustaie d’incomparabile bellezza sono custodi di riti e consuetudini che cadenzavano la vita quotidiana della gente. Purtroppo l’anziano che abbandona la casa rurale, il vecchio mulino abbandonato, il terrazzamento cancellato dalla sterpaglia e dall’incuria dell’uomo moderno, simboleggiano la perdita di un capitolo importante della nostra storia. Oggi l’antico nodo viario diventa il protagonista di un escursionismo suggerito dal desiderio di conoscere il passato nelle testimonianze dei seccherecci, delle cascine abbandonate, dei mulini dove si celebrava il connubio tra l’acqua e la castagna. Il castagneto inselvatichito diventa un museo all’aperto che svela indirettamente le diverse fasi di un ciclo che culminava nella preziosa farina di castagne, tipica della cucina povera del bacino mediterraneo e unica fonte di sussistenza per tante comunità rurali. Sull’Appennino, come ai piedi delle Alpi, il ricordo dell’antica civiltà della castagna trova corpo negli anziani, restii all’idea di abbandonare radici che attecchiscono nella storia, nelle tradizioni, nelle proprie cose. Loro del castagno utilizzavano tutto: il frutto per produrre la farina e per mitigare lo spasmo della tosse, le foglie come lettiera per il bestiame, il legno come materiale da costruzione e per ricavare il tannino utile alla concia delle pelli.

L’importanza era tale che fino a metà del Novecento vigeva una vera e propria regolamentazione della castagnadura: in molti paesi il parroco annunciava la banditura e da quel giorno i proprietari dei castagneti davano inizio alla raccolta. Quale migliore invito per camminare se non quello di scoprire i segreti dei boschi che hanno conosciuto l’esodo della gente dai territori montani verso la pianura e la città.


© Enrico Bottino

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TREKKING IN LIGURIA

SPECIALE CAMMINARE IN AUTUNNO